“Può darsi ch’io non sappia cosa dico, scegliendo te – un umarell – per amico…”

Innanzitutto mi scuso con Battisti per aver impropriamente utilizzato le sue parole, e’ doveroso da parte mia rispettare il cantautore, perdonami Lucio ma si adattavano perfettamente al tema di questo post.

In secondo luogo premetto che non sono ancora diventata pazza, non clinicamente almeno e non mi mancano nemmeno gli amici ma a volte vengo colta da folgoranti idee che ritengo più o meno geniali e mi lascio trascinare dal fiume in piena della mia fantasia.

In realtà non ho intrapreso di mia iniziativa questa strada verso una sorta di folle perdita di tempo ma il mio percorso si è delineato anche grazie ad un collega e carissimo amico (Yari ti voglio comunque bene) che da tempo, in modo ovviamente scherzoso mi da della “vecchia” (… a ben vedere ha anche un po’ ragione visto che ho 10 anni circa più di lui e parecchi capelli bianchi).

L’avvento degli anta, alcuni anni fa, ha poi contribuito in modo esponenziale all’accettazione di quella che l’inesorabile via verso la “vecchiaia” e ho pensato di iniziare fin da ora e in tutta lucidità o quasi, a valutare come trascorrere dignitosamente i prossimi diciamo 40/50 anni.

Da qualcuno dovevo però pur prendere esempio e osservando vari “nonnini” (primi fra i quali quelli della peste bionda) mi sono resa conto che ci sono una serie di step obbligatori di cui ho anche già abbondantemente parlato in un vecchio post sull’invecchiamento come opportunità (cercatelo, sono sempre sulle note dell’iPhone e pertanto non riesco a inserire i permalink).

Di tutti questi step uno è fondamentale e si riassume in una sola parola: i cantieri.

Avendo anche studiato architettura l’attrazione che hanno iniziato a suscitare su di me i “lavori in corso” (specie quelli di una certa entità) si è rafforzata di giorno in giorno insieme alla curiosità verso tutti i simpatici vecchietti che si fermano regolarmente davanti ai cantieri a commentare i lavori.

Si chiamano “umarell” o meglio, così li chiamano a Bologna dove è stato coniato il termine e… Li adoro!

Nella mia ricerca del modo migliore per passare il tempo quando sarò in pensione, se mai ci andrò, osservare i cantieri mi è parsa la soluzione meno fastidiosa per il resto della popolazione e la più soddisfacente in termini di cultura generale e mantenimento della minima funzionalità neuronale.

In effetti già adesso, a soli 45 anni, i cantieri per me rappresentano qualcosa che non riesco a definire ma da cui non riesco a stare lontana.

Una volta che si è sparsa in giro la notizia della mia volontà di preparami a diventare una verificatrice dei lavori in corso, il passo a diventare un umarell ad honorem, e’ stato breve. Ad oggi i colleghi mi segnalano i lavori in corso, condividono sulla mia timeline di Facebook i cantieri e i post relativi ai simpatici vecchietti.

Un bel giorno, fra un articolo condiviso e l’ennesimo blocco di una delle corsie di Via Aselli per gli scavi della M4, è arrivato lui…

Antonio.

Tramite un post del “Milanese imbruttito” che credo tutti conosciate, sono venuta a conoscenza di un sito che produce piccoli umarell di plastica creati con la stampante 3D (Supertuff.it) e potevo mai non comprarmi il mio umarell personale? Che domande…

L’umarell è arrivato dopo pochi giorni nel suo bel tubo ed è scattato il sondaggio per il nome nelle mie stories su Instagram.

La peste bionda ha vinto facile perché ha fatto il nome di mio padre che probabilmente se fosse ancora qui, non ho alcun dubbio che starebbe tre quarti della sua giornata davanti ai cantieri.

Da circa un mese quindi, Antonio e’ sempre nella mia borsa e “disturba” il mio profilo Instagram e le mie stories, con i suoi interventi.

Ad oggi è la star dell’ufficio, e’ stato persino rapito con tanto di foto ricattatoria e tentativo di richiesta di riscatto (andato male ovviamente), e’ stato in Liguria a verificare il lavoro dei bagnini e la qualità dell’acqua, si è lamentato della coda per salire sulla torre eiffel a Parigi ed ha saggiato la cottura degli spaghetti in un ristorante del porto di Savona.

Si è lamentato del traffico di Milano, ha polemizzato sulla pulizia dei vetri della macchina e criticato la famosa luna rossa dell’eclissi e chi ha tentato di fotografarla con uno smartphone. Ha vigilato sul lavoro dei colleghi aumentandone così la produttività. Si è persino chiuso in freezer visto il caldo di questi giorni.

E siccome Antonio e’ particolarmente egocentrico con le sue imprese e la sua costante presenza si è meritato uno spazio dedicato nelle mie stories in evidenza.

Qualcuno dice che mi ci sto affezionando troppo ma del resto c’è chi si affeziona alle tazze da caffè o alla propria macchina/moto/idropulitrice pertanto non ci vedo nulla di strano.

Del resto state parlando con una donna che colleziona panda (di peluche, ceramica, plastica, vetro, ecc), che ha ancora alcuni pupazzi di quando aveva 10 anni e le cartoline scritte a mano dalle compagne di scuola circa 30 anni fa; appartengo alla generazione X e non vedo quale sia il problema ad andare in giro con un umarell in borsa!

E poi Antonio e’ Antonio, risveglia la mia creatività che spesso dimentico di avere, non richiede cura e attenzione ed è ufficialmente l’unico uomo che mi amerà incondizionatamente e che mi da e mi darà sempre ragione!

Vi ho anticipato qui qualcosa su di lui ma se volete conoscerlo meglio andate su Instagram, e’ il suo regno incontrastato e la massima espressione della mia latente pazzia!

IG: @eclissi72

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...