Voglio andarmene…

E’ due o tre giorni che penso che sto trascurando il blog e dovrei rimettermi a scrivere.

Giorni (più di due) in cui mi manca il tempo e anche la voglia perché, parliamoci chiaro, essere blogger non è una passeggiata e si dovrebbe avere veramente tanto tempo da investire e veramente tanto da dire.

Sono tendenzialmente logorroica di natura pertanto solitamente non mi mancano le parole ma stasera in particolare, l’unica cosa che mi viene in mente è che, voglio andarmene…

Non voglio andarmene da Milano, unica città in cui ritengo di poter vivere in Italia, voglio proprio cambiare paese, stato, continente.

Perché sono stufa.

Non amo la politica e questo non è un post politico, in tutta onestà non me ne frega assolutamente nulla di chi c’è al governo se i problemi alla fine sono sempre gli stessi, c’è semplicemente chi urla di più e chi urla meno e non provo particolare simpatia ne’ per gli uni né per gli altri.

Non provo particolare simpatia soprattutto per chi non mette in moto i neuroni e acclama caxxate da premio nobel dette fra un tweet e una grigliata sulla spiaggia. (Probabilmente vittima di un’insolazione)

Il punto è che sono stufa di ciò che la quotidianità mi mette continuamente di fronte e mi chiede di affrontare e per cui non si intravede mai la luce in fondo al tunnel.

Voglio andarmene e questa diventerà la mia priorità numero uno da oggi in poi.

Voglio andare in un posto dove possano ricostruire una caviglia a mia figlia senza trafile lunghissime, senza dover spendere un euro per qualcosa di cui ha pienamente diritto e senza che per questo rischi di perdere un anno di scuola per le assenze.

Voglio andare in un posto dove l’invalidita non ti viene data se entri in commissione su una sedia a rotelle o con un bastone bianco o perché hai fatto un favore a qualche stimato professore, un paese dove chi decide in quella sala dopo un anno che hai fatto richiesta non guarda solo l’ultimo referto dello specialista quando ti presenti con un docs di 12 anni di storia clinica.

Se non è chiedere troppo, un posto dove la fisioterapia e la riabilitazione è anch’esso un diritto, non devo pagare palestra, fisiatra privato, piscina e quant’altro per rimettere in piedi mia figlia dopo un intervento.

[E già che siamo in tema, cari i miei “reggenti” smettiamola di sparare caxxate sui vaccini, visto che ci tenete tanto a dire che parlate da “padri di famiglia” fatelo sulle questioni da “padri di famiglia”, non vi auguro un figlio malato ci mancherebbe ma non complicate la vita a chi ha questa sfortuna ne’ giocate con la pelle di persone che non possono difendersi.]

Voglio andare in un posto dove se sono donna e valgo in quello che è il mio lavoro il mio stipendio non è la metà dei miei colleghi maschi e non vengo trattata regolarmente con sufficienza o peggio con indifferenza.

Dove in linea generale lo stipendio ha lo stesso valore del lavoro svolto.

Voglio un posto dove le aziende hanno quantomeno una vaga idea di cosa significhi la parola “meritocrazia” senza che tu vada a chiedere l’elemosina ogni volta e dove chi complica il lavoro e la vita delle persone venga spedito a calci nel sedere a fare lavori socialmente utili.

Voglio un posto dove non pretendo che la criminalità non esista ma che sia ridotta ai minimi termini e dove non devo prendere un bus alle 8 di sera e sentirmi fuori posto perché sono l’unica bianca… Non ho nulla contro gli omini colorati ma ci deve essere un minimo di equilibrio. (Specifico che questo non significa lasciarli crepare su una barca).

Un posto dove il costo della vita e’ quantomeno commisurato allo stipendio che viene percepito e le tasse commisurate al reddito e se chi passa metà della sua vita su una barca a vela alle Seychelles non paga, gli viene sequestrata anche l’aria che respira.

Voglio un posto dove posso muovermi in libertà anche senza macchina da nord a sud e dove posso visitare una città senza aver bisogno della guardia del corpo.

Un posto dove se sono tatuata, se ho i capelli verdi e un etto di piercing nessuno ne’ fa una questione di etica ne’ tantomeno ti adorna di appellativi che preferisco non specificare.

Dove se sono omosessuale, single, separata o qualunque altra identità io abbia: religiosa, politica, sessuale o di stato non deve costituire giudizio o marchio appiccicato in fronte tipo “lettera scarlatta”.

E se sono madre nessuno si deve permettere di pensare che non sia una buona madre per un po’ di colore sulla pelle o semplicemente perché tratto mia figlia come una persona adulta e non la inseguo col battipanni ogni volta che sbaglia.

Voglio un posto dove non dico che posso andare in giro nuda ma dove posso fare 100 metri dal portone di casa mia al tabaccaio senza per forza mettermi il reggiseno sotto la maglietta e non dovere per questo camminare con le braccia conserte altrimenti sento il nonnino in fila alla posta urlare: “poi lamentatevi se vi violentano!”.

“Nonnino scusa ma “sticaxxi”, tu proprio la leggera sporgenza dei miei capezzoli dovevi guardare? Complimenti per la vista tenuto conto che sei sul marciapiede opposto ma ora torna per cortesia ad occuparti della tua pensione e se la coda e’ lunga c’è il cantiere della M5 che ti aspetta”

Voglio un paese dove la tecnologia e i servizi sono reali ed a beneficio degli abitanti, non un paese dove qualsiasi operatore di gas, luce, telefono, acqua cerca in tutti i modi di infilartela in quel posto.

Un paese dove mantenerti in buona salute e’ una priorità, dove se sei malato sei malato e non devi uscire con 39 di febbre perché hai un medico coscienzioso che prima appura che stai effettivamente morendo e poi ti da la malattia. (E se per caso viene a domicilio sono almeno 70 euro) Se invece non sei malato non sei malato, il medico può essere tuo amico, tuo cugino o quello a cui hai salvato il cane dal torrente in piena durante un temporale ma per il cagotto non servono due giorni di malattia (tanto paga la ditta), basta un imodium.

Chi decide poi quali farmaci passa l’asl e quali no? Perché per la mia cefalea tensiva l’unico farmaco che funziona lo devo pagare? Idem per analisi, visite, esami…

Voglio un paese dove anche la scuola è un diritto, dove esiste il registro elettronico ovunque e dove nessuno studente deve trascinarsi dietro 15 kg di libri ogni giorno, libri che, tra parentesi, sono costati 1/3 di una mensilità di stipendio dei genitori. Vi ricordo che siamo nel 2018, non ci sono ancora le macchine volanti ma gli eBook e i tablet si.

Un paese dove si è coscienti che l’aria e l’acqua sono la fonte della nostra stessa vita, dove il mare, i laghi e i fiumi non sono un’enorme spazzatura e dove non devo respirare pm10 e altre schifezze varie ogni giorno. Dove non compaiono magicamente nuove malattie autoimmuni e tumori ogni giorno perche’ sa il cavolo cosa mangiamo e beviamo.

L’ambiente ci sopporta da milioni di anni, sarebbe utile un minimo di riconoscenza e si presidente, il riscaldamento globale esiste, mi spiace contraddirla, vada a farsi un giro in quel bel paesino dove l’altra mattina si sono svegliati con un iceberg davanti alla finestra…

E visto che sono finiti da poco i mondiali mi sono rotta abbondantemente le scatole di leggere di tizi che guadagnano milioni di euro per dare calci ad una palla in mutande, saranno pure bravi ma poi finisce che nella migliore delle ipotesi vanno a sparare bengala in piazza Duomo o passano la vecchiaia in tribune d’onore a mostrare il loro dito medio, pregare non so bene quale Dio, imbottiti di tutte le possibili sostanze illecite reperibili se si hanno i soldi. Vi faccio presente che di ragazzi che sanno tirare calci ad una palla ce ne sono moltissimi anche qui, basta cercarli.

Per concludere anche se potrei andare avanti ancora molto, probabilmente il paese che voglio non esiste ma stasera sono particolarmente incavolata pertanto sono assolutamente certa che non potrò avere tutto ciò che ho appena scritto ma da qualche parte sicuramente è meglio che qui.

Nota a margine per i puristi della grammatica che hanno sicuramente ragione ma mancano totalmente, a volte, di tolleranza: sto scrivendo da smartphone su una nota dell’iPhone pertanto gli accenti non ci sono, abbiate pietà, c’è chi non sa nemmeno che esistono.

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2 pensieri su “Voglio andarmene…

  1. Nelle aule di tribunale anziché esserci scritta l’evidentissima panzana che La legge è uguale per tutti, bisognerebbe incorniciare il tuo scritto. Sono parole che potrei aver scritto io, che sintetizzano un disgusto che è anche il mio. Non cedere e guarda avanti, al tuo sogno e che possa realizzarsi al meglio e possa salutare da un bellissimo panorama esistenziale il paese di Pulcinella.

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