Facebook è diventato un “paese” per “vecchi”

Il faccialibro sta invecchiando e con lui invecchia anche chi lo frequenta.
L’abbandono dei millenians è infatti ormai piuttosto evidente già da tempo e con loro si sono persi anche i contenuti “freschi”, nuovi e curiosi.
Il target 18/25 preferisce “vivere” e condividere i propri interessi e la propria vita su social più evoluti (anche tecnicamente) che gli consentano di postare in real time tramite i mezzi di cui i millenians sono padroni fin da tenera età: foto e video.

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E’ evidente che le cose sono cambiate e che stare al passo è sempre più difficile, i ragazzi oggi hanno in mano gli smartphone fin dalle scuole elementari e utilizzano la tecnologia con la stessa semplicità con cui noi separiamo un tuorlo dall’albume per fare la pasta in casa.
Sono figli del touch screen e della condivisione in rete, amano mostrarsi pechè privi di senso del pudore, di fronte a un obiettivo perdono qualsiasi forma di timidezza, la rete li fa sentire sicuri di sè, accettati e gratificati. Il web è la loro seconda casa dover poter essere se stessi al 100% o poter giocare a interpretare i personaggi più amati.
Imparano attraverso i tutorial di Youtube, “scrivono” il loro diario con le stories di Instagram, discutono tramite Whatsapp, (rigorosamente in audio) e si ritrovano dopo la scuola per registrare nuovi video per Musically.
Vedono il web come una fonte di guadagno e “mettono in vendita” la loro immagine e le loro passioni.
Mentre noi avevamo i poster dei Duran Duran appesi in camera, i loro idoli sono le fashion blogger “Ferragni stile”, le make up artist e gli youtuber di ogni genere ed età.
E’ normale quindi, seppur discutibile, che snobbino i blog e la scrittura in generale, che guardino il mouse come se fosse un alieno e che “da grandi” vogliano lanciare una linea di moda.

Queste loro tendenze fanno sì che, inevitabilmente, facebook risulti ormai una piattaforma troppo “chiusa”, statica e “vecchia.

Il caro Zuckerberg se ne è accorto e ha cercato di renderla più dinamica introducendo le stories ma è arrivato tardi, i millenians sono più veloci e si stancano in fretta, persino Snapchat ha avuto vita breve per loro perchè i selfie con le orecchiette da tenero cagnolino sono indubbiamente carini ma passata la curiosità iniziale, già diventano noiosi.
Le stories facebook sono state uno dei più clamorosi flop della storia dei social perchè il suo creatore non ha forse ben compreso che il target che popola il faccialibro oggi, di certo non si riprende mentre passeggia per le strade di Londra e difficilmente sa creare un contenuto veramente interessante. Non è pronto a calcare le scene perchè già mostra serie difficoltà a scrivere 3 righe di caption, figuriamoci se ha il coraggio di mettersi in mostra… E del resto, i suoi interessi sono distanti da quelli dei millenians almeno un paio di anni luce.
Stiamo assistendo quindi ad un frattura profonda nel mondo dei social, un enorme baratro con due rive terribilmente distanti e un solo traballante ponte di corda a tenerle ancora unite.
La domanda è: se i ragazzi si “nutrono” di Instagram, Youtube e Musically, chi è rimasto e rimane oggi su facebook?

  • I simpatici “nonnini” la cui missione è mettere like (e controllare) figli e nipoti. Non creano nessun contenuto sensato ma condividono con amici e parenti torte di compleanno virtuali,  foto dei nipotini in fasce e orari dei cantieri.
  • Gli over 35 sposati con le 12mila foto dei figli, del cane/gatto e dell’ultimo acquisto fatto al Brico center, con le loro polemiche infinite sul governo, la società e qualsiasi altro argomento che gli permetta di dire la loro senza esporsi troppo e senza rischiare di essere presi a ceffoni. Il tutto condito dalla palese e illusoria dimostrazione d’amore per il compagno/la compagna che viaggia sull’onda di fiumi di cuoricini glitterati e citazioni da Baci perugina.
  • Gli over 35 single che oltre a infarcire la rete di fake news condivise con la puntalità del Freccia rossa, si gratificano calandosi nel ruolo di grandi politici, economisti di successo, psicologi in erba e sociologi affermati. E contestano, contestano tutto.
    Probabilmente hanno molto tempo libero e un sacco di nodi al dito ma così facendo non fanno altro che alimentare infinite discussioni che alla fine non portano a nulla di concreto se non a farsi togliere dallo spazio amici di chi usa i social proprio per evitare le infinite maratone elettorali televisive, il tg, i cortei di protesta eche molto più semplicemente vede la vita come un’occasione e non come un lamentarsi continuo…
    Naturalmente questi personaggi non usano video, sarebbe un esporsi eccessivo e si sa che “i leoni da tastiera” difficilmente si mostrano… Hanno però un ricchissimo e sempre aggiornato album di selfie, tutti rigorosamente post prodotti, filtrati e modificati a tal punto (in alcuni casi) che risultano assomigliare più a bambole da film horror che a esseri umani.
    Non mancano nemmeno le foto dei loro viaggi e la sempre attiva geolocalizzazione che ti permette (anche se non sei nemmeno lontanamente interessato) di sapere dove sono e con chi sono: al ristorante, al pub, a casa degli amici, in vacanza, all’ospedale, sotto la doccia o durante l’espletamento delle funzioni corporali.
    Un estenuante tentativo di far colpo sul prossimo, per far rodere il c… ai propri ex o a chi li ha rifiutati, per conquistare “virtualmente” la bella/il bello di turno, per stupire parenti e amici, insomma, per sembrare interessanti.
  • Chi osserva, persone curiose che ancora lo frequentano per trovare qualcosa di interessante, un evento, una notizia, una curiosità, con aspettative sempre più disattese che riducono di giorno in giorno sempre più il tempo di permanenza in rete spostandosi dove possono trovare i contenuti di loro interesse.
  • Chi ha contenuti da condividere per il target 35/65 che sa che è ancora possibile ottenere un minimo di seguito ma che nel frattempo ha imparato a usare le stories di instagram e i video di Youtube.
    Tra questi i brands che, nonostante la disperazione dei social media manager, si stanno comunque adeguando al cambio di direzione globale preferendo i social in cui pullula popolazione più giovane e più coinvolgente.
    Il nostro caro Zuchy ha particolarmente a cuore chi “spende” per avere follower ma con il nuovo logaritmo aggiornato da qualche giorno, a mio avviso, sta incentivando l’abbandono da parte dei brand e di chi ha pagine personali.
    Se vengono privilegiati infatti i contenuti condivisi da amici e gruppi e quelli più commentati e con più like è inevitabile che si debba spendere di più per avere visibilità ma facebook funzionava perchè è sempre stato il miglior strumento pubblicitario a costo zero e pertanto le piccole realtà commerciali che non dispongono di fondi sufficenti se non l’hanno ancora fatto, presto prenderanno altre strade.

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In conclusione quindi si può affermare che il faccialibro è un “paese” per “vecchi”, veramente povero di contenuti, con una timeline (home) che è diventata un susseguirsi di “vecchie storie” già viste mille volte e condivise da almeno una decina di anni. Di giorno in giorno il suo popolo più attivo e affamato di “freschezza” e novità migra altrove, riapre il libro dimenticato sul comodino e torna a scrivere sui blog o si incontra con gli amici per un caffè quando ha qualcosa da dire.

A mio avviso non è una svolta tanto terribile, ho amato facebook come si può amare un’amante fuggevole con cui hai poco da condividere oltre al letto e di cui se hai una testa curiosa e un irrefrenabile bisogno di qualcosa che stimoli anche i neuroni e la creatività, ti stanchi presto. Ormai faccio parte di quel nutrito gruppo che rimane sul faccialibro nello stesso modo in cui conservo su una mensola le palline con la neve dei viaggi fatti a prendere polvere, in memoria e ricordo dei vecchi tempi.

I miei “contenuti” e il mio pensiero sono già altrove sebbene sia stato necessario comprendere e studiare una nuova linea editoriale e con tutte le difficoltà che comporta il continuo e repentino cambiamento delle menti giovani.

Non sono contro l’eutanasia in linea di principio pertanto credo sarebbe utile concedere una dignitosa “morte” al faccialibro piuttosto che vani tentativi di limitarne l’agonia.
Come tutti i social network ha avuto il suo boom ed ora sta lentamente decadendo nel “banale e noioso” ma del resto il mondo cambia, le persone cambiano e anche il modo di utilizzare la rete cambia. Chi è furbo già da tempo ha capito ciò che sta accadendo ed è già altrove, chi ancora è indeciso prenda in considerazione l’ipotesi che ogni cambiamento è positivo se lo si sfrutta nella maniera più opportuna, che restare a guardare non è mai una soluzione ma semplicemente un adagiarsi nella comodità del conosciuto.
Ma per quanto piacevole se resti troppo a lungo in una vasca da bagno l’acqua si raffredda e come minimo ti prendi un bel raffreddore.

Provate a pensare a quanta soddisfazione traete quando rinnovate l’arredamento della vostra casa e a quanto vi fa sentire più a vostro agio regalarvi qualcosa di nuovo.
La stessa cosa vale, da sempre, anche per la vostra mente.

Ci vediamo su IG!

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5 pensieri su “Facebook è diventato un “paese” per “vecchi”

  1. Continua il mio blog nonostante abbiano chiuso più di una piattaforma da oltre 15 anni Apri un account Facebook al suo esordio e capita l’antifona lo chiusi nell’arco di 6 mesi.
    Ti Vorrei segnalare che comunque il mouse non serve più perché dal telefonino io faccio tranquillamente utilizzando voice.
    Credo piuttosto che i millennials siano piuttosto privi di parole se non incapaci a utilizzarle e che si esprimano con immagini…
    Bell’articolo.
    Sherabientot grazie

    1. In linea di massima sono della tua stessa idea, ho un account Facebook in cui posto molto poco (essenzialmente condivido le mie foto con gli amici) e ho una pagina Facebook legata a questo blog e si a tratti funziona ancora ma vedo sempre più approdare nuovi social (l’ultimo e’ “vero”) in cui ci si butta sulla pura condivisione di contenuti già preconfezionati o audio/foto/video). Vedo anche (perché è parte del mio lavoro) le aziende, piccole o grandi che iniziano a buttarsi sulle stories. Le parole ormai sono per pochi, forse per chi come noi è ancora in grado di esprimere un pensiero in questo modo. Il resto è immagine per chi viene catturato solo da quella e lo dica seppur appassionata di fotografia, e’ un vero peccato….

  2. Come non darti ragione … poi ho anche in più il limite di essere davvero vecchio, quindi viva FB , muoia FB .
    Ho imparato che gli estremismi sono sempre difficili da inquadrare perché il mondo è sempre pieno di esempi contrari . Nonostante la vecchiaia frequento, solo per passione, l’Università(Scienze della Comunicazione a Savona)e mi trovo immerso in un bel strato di quelli che definisci millenians. Vero che in parte non usano più FB o lo usano poco, attivandosi su Instagram o su WhatsAppma lo è altrettanto nella mia esperienza che la discussione è molto limitata, diretta e segmentata in aspetti specifici, pochi commenti generali, quindi non so se questo sia una vera alternativa perchè poi fare un discorso un pò più allargato e approfondito è un dramma , anche solo per farsi capire . Vivono tutti la mia stessa realtà cma con una incapacità di fondo di comprendere aspetti politici, economici, ecc. Vince il bel sorriso, il modello del selfie più accattivante, poca cultura in senso alto, molta autoanalisi . Sarà un vantaggio questo cambiamento ?
    Per il resto anche io da un anno ho fatto un blog per allargare l’orizzonte e lo preferisco come nicchia limitata , non per tutti, di ancora desidera cambiare il mondo e ci prova a descriverlo diversamente

    1. Non credo che questo cambiamento sia un vantaggio, anzi… Contesto alla mia peste bionda di non essere abituata a “pensare” e “esprimere un pensiero”, è tutto hashtag, selfie ed emoticon come dici anche tu. Il problema è che se anni fa, agli albori di fb trovavi anche discussioni interessanti, un maggiore confronto sensato sugli algormenti e questo poteva, se si fosse mantenuto un tale mood, aiutare proprio anche le nuove generazioni ad utilizzare i social con “testa”. Ora però le continue polemiche sterili, “i laureati sui social” , le troppe fake news a cui la gente abbocca anche senz’amo hanno fatto letteramlmente scappare chi dei social ne usufruiva per esprimere un pensiero e avere confronti costruttivi. Son rimasti i selfie, i buongiornissimi e le diatribe sterile sui sacchetti della frutta. Ovvio quindi che ai giovani di tutto questo non gliene frega nulla anche perchè la piattaforma non parla più il loro linguaggio e non si è evoluta fornendo un contenuto che loro potessero trovare interessante e di stimolo.

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