La chirurgia estetica del selfie: il filtro bellezza

Il mondo è pieno di bellissime donne, non importa età, etnia, caratteristiche, aspetto esteriore, peso o altezza, il mondo è pieno di bellissime donne perché ogni donna è unica.
E spesso sono proprio i suoi difetti fisici a renderla tale.

Quindi perché sembrare bambole di plastica atterrate nel mondo virtuale come improbabili alieni dalla pelle satinata?

E’ vero, cresciamo inondate su tutti i fronti di bellezze stereotipate dalla pelle perfetta, seno e sederi sodi, nessuna ruga, trucco impeccabile e il mondo (maschile) ci vorrebbe così, possibilmente strizzate in guêpière di pizzo nero sensualmente abbandonate su lenzuola di seta.
Ma la natura e’ crudele o forse semplicemente cerca di farci capire che il tempo passa e la bellezza cambia, che come i fiori sfioriscono c’è un tempo per tutto e lottare contro il tempo e’ non solo fatica inutile ma ci rende sempre più qualcosa che in natura non esiste.
Esiste solo negli scaffali dei negozi alla sezione “bambole”, inanimate e perfette.
L’essere umano ha a sua disposizione ben altro con cui combattere il tempo e l’aspetto esteriore e’ solo una maschera che contiene l’esperienza, il sapere, la cultura, la bellezza di un mondo interiore che nessuna crema o chirurgia plastica potrai mai arricchire.

Soprattutto non lo farà la nuova surgery dei selfie: il filtro bellezza

Il mondo virtuale ci ha abituato male, e’ tutto più comodo e facile, ci rende sedentari diminuendo così i rapporti reali, l’abitudine ad interagire tramite social ha reso normale dare all’apparenza un ruolo da protagonista.
Ruolo che del resto nutre il nostro ego a suon di like e sana temporaneamente le nostre insicurezze portarci però, alla lunga, a rintanarci ancora di più fra le nostre quattro mura ed evitare come la peste il contatto umano perché pienamente consapevoli che ciò che siamo non è ciò che mostriamo.
Il selfie e’ la perfetta dichiarazione d’amore dell’ egocentrismo all’insicurezza. Una specie di cura placebo che il nostro ego aiutato dai social network ha reso la perfetta soluzione fai da te al “crescere interiormente” impoverendo psicoterapeuti e case farmaceutiche.
Più selfie postiamo più ci sentiamo sicuri di noi stessi, più ci sentiamo sicuri più il nostro egocentrismo aumenta e ci allontaniamo da chiunque non sia capace di nutrire la nostra fame di attenzione attraverso like, cuoricini, commenti lusinghieri o da chiunque sia in disaccordo con il nostro pensiero reso forte dal consenso ottenuto sulle nostre foto.
Col tempo diventa una sorta di droga che obbliga a postare nuove foto con sempre maggiore frequenza per mantenere il nostro seguito e continuare così a colmare i vuoti emozionali. La cosa peggiore e’ che si è talmente in balia del gradimento popolare che, dal selfie sul divano struccata in pigiamone con la tazza della tisana, si arriva a truccarsi per andare a letto, a vestirsi di tutto punto per scattare davanti allo specchio anche se l’unico posto dove dobbiamo andare è il panettiere, a cadere nella trappola del “filtro bellezza” e le decine di app che ci permettono di diventare ciò che gli altri vogliono vedere e che aumenta esponenzialmente i cuoricini sotto il nostro profilo… Trasformandoci in bambole…

Ho fatto un giro negli App Store iOS e Android scoprendo che stiamo parlando di milioni di utenti che utilizzano queste app, per non parlare del fatto che ormai spesso e volentieri, uno smartphone viene spesso acquistato solo se e’ già predisposto con il filtro bellezza.

Ne ho scaricata una e ci ho giocato un po’, ecco il risultato:

Non ho nemmeno dovuto fare la fatica di truccarmi…

Non c’è nulla di nuovo in tutto questo, il fotoritocco si faceva già in camera oscura, photoshop, lightroom, camera raw sono strumenti indispensabili per la fotografia pubblicitaria o glamour, ora questo malefico strumento e’ semplicemente alla portata di tutti con la possibilità di usarlo senza alcuna regola e senza nessun limite.

Il problema è che chi ne capisce anche solo un pochino, continuerà a mettervi like forse, ma uscira’ con la vicina di casa, sicuramente meno patinata ma più gradevole di spirito e certamente più reale e chi invece vi inviterà a cena folgorato da tanta bellezza, si accorgerà immediatamente che si trova davanti ad un’immensa fregatura.
Ma del resto ci sono le serie tv, i vostri amati gatti e la rete da cui trarre godimento h24, che ciò comporti l’annullamento della vostra unicità in fondo a voi cosa importa?

E se il gradimento si abbassa, in 5 minuti e pochi click, nel web sarete bellissime, i peli sulle gambe, i calzettoni dei minion, le rughe e le occhiaie da poco sonno non le vedrà nessuno.

Mi duole però darvi una cattiva notizia, a meno che lo spettatore di questa vostra continua recita virtuale viva nel mondo degli umpa lumpa, abbia talmente “fame” da protratta solitudine che piazzerebbe like anche alla più odiosa compagnia di scuola delle elementari o voglia ottenere qualcosa da voi incluso il semplice compiacervi, una foto ritoccata o passata sotto il rullo spianatore del filtro bellezza e’ immediatamente riconoscibile.
Se persino fotografi professionisti a volte sbagliano, figuriamoci quando possiamo sbagliare noi nel momento in cui “levighiamo” il nostro viso o il nostro corpo.

Il punto è, siete più legate alla vostra unicità e abbastanza sicure di avere in tasca (o di saper come procurarvele) altre carte da giocare quando la vostra pelle perderà l’elasticità e il trucco non riuscirà più a nasconderlo quando uscite dalla vostra tana, o preferite non cercare consensi in altro modo e accontentarvi che il gradimento arrivi da gote perfette e occhi da cerbiatto rielaborate da un app e postate sui social?

A questo punto… Al web l’ardua sentenza…

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